Siamo perennemente alla ricerca di riviste belle, insolite, di quelle che hanno tutti i requisiti per poter lasciare il segno in un modo o nell'altro e, quando le troviamo, ve le proponiamo sempre con un'entusiasmo difficile da nascondere. 

NEA Magazine, progetto editoriale italiano che lavora “per scoprire l’intimo legame tra fotografia e scrittura”, rientra fra queste perchè è uno di quei magazine difficili da riconoscere come tali, che ti conquistano con il loro fascino al primissimo sguardo, quando ve lo state ancora rigirando tra le mani chiedendovi se effettivamente avete acquistato una rivista o altro.

Dal sapore estremamente (e meravigliosamente) antico, Nea somiglia a uno di quei fascicoli che si vedono nei polizieschi, colmo di foto e fogli tenuti insieme da graffette, molto più concreto nella sua fragilità di forma del tradizionale magazine.

Iniziamo a raccontarvelo dalla base: la produzione. Ecco, la produzione non è a tiratura limitata, è addirittura “on demand” e, quando chiediamo a Riccardo d’Ercole, la mente dietro Nea, di stamparcene un po’ di pezzi per Frab’s, dobbiamo attendere qualche settimana perché oltre a produrre le copie della parte testuale, Riccardo deve recarsi in uno studio fotografico, di quelli rarissimi che hanno ancora la cara vecchia camera oscura, per sviluppare le fotografie, rigorosamente su carta Olivetti. 

È proprio Riccardo a raccontarci tutte le scelte che si nascondono dietro una rivista dalle sembianze così particolari: "Quando abbiamo deciso di passare dal digitale al cartaceo, il primo interrogativo è stato: che tipo di supporto possiamo dare alla nostra ricerca, al nostro esperimento? Manualità e cura sono le linee guida essenziali. Fare un magazine come il nostro, ragionare su ogni singola lettera, su ogni singola immagine, richiede una grande attenzione nei confronti del dispositivo che si vuole sviluppare. Bisogna restituire al lettore l’idea di quello che si ha in mano, di cosa si sta per aprire, per leggere. Nea Magazine ci ha richiesto questo formato, viene fuori dalle fascinazioni che abbiamo nei confronti dell’oggetto culturale. Gli articoli che il numero 0 di Nea racchiude sono esperimenti che sono ben lungi dall’essere fenomeni conclusi e circuiti. Sono sperimentazioni sul concetto di scrivere e di legare la parola all’immagine per suscitare sommovimenti di varia natura. Il Dispaccio è quel supporto che il contenuto richiedeva, una serie di fogli sciolti tenuti insieme da graffette, una busta di carta e spago alla maniera della prima metà del XX secolo, lettere, fotografie, carta e inchiostro che attraversano mani e pensiero piuttosto che rotative. Pensiamo che i lettori contemporanei abbiano bisogno di tutto questo. Di toccare con mano e di svincolarsi dall’esercizio passivo di “sfogliare una rivista” - senza nulla togliere alle riviste classiche. La sfida che ci poniamo è quella di costruire un’esperienza che permetta al lettore di attraversare uno scenario che superi il tempo. Da noi il concetto di tipografia è un concetto molto ampio, che si presta a diverse interpretazioni, a ragionamenti avulsi da ragioni puramente commerciali. Per questo motivo anche i numeri successivi muteranno i formati seguendo una logica di riappropriazione tipografica che si innesti profondamente nel legame fra contenuto e supporto. Speriamo di riuscirci al meglio!"


Paesaggi, luoghi, persone e angoli di umanità contemporanea sono i protagonisti della rivista. 
Insomma, NEA magazine è una rivista di racconti e fotografia estremamente profonda, dove l’utilizzo così meticoloso e raffinato di elementi fisici crea una dimensione diversa e nuova del magazine e nasconde l'esigenza di riappropriarsi di spazi concreti per narrare un contemporaneo così complicato da decifrare.

NEA è l’esempio incoraggiante e da incoraggiare di un prodotto estremamente artigianale che rifiuta l’artigianalità come stile di vita, ma se ne serve per creare significato. Nea è decisamente un esempio da seguire. 

Potete acquistare la rivista su Frab's QUI

18 novembre, 2020 — Dario Gaspari

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