Che cosa scegliamo di portare con noi o di lasciare andare non è mai un fatto neutrale. Le condizioni interne o esterne che ci influenzano sono tra le più disparate e spesso si appoggiano, senza che ce ne accorgiamo, a canoni e formule già prescritte: ciò che “si fa”, ciò che “non si fa”, ciò che sarebbe giusto scegliere. Eppure, è proprio attraverso questi movimenti di esclusione e inclusione che si forma il nostro archivio personale, la nostra memoria. È da qui che Magma Journal no.3 prende avvio, chiedendoci forse di rallentare e di osservare: venti opere provenienti dagli archivi di artisti e artiste vengono disposte in un ordine non gerarchico, come uno spazio da attraversare liberamente.

Il magazine, o in questo caso sarebbe meglio dire volume, ha inizio con formato rigido e denso, vicino a quello di un catalogo di mostra. Si apre con un gesto quasi scientifico: su una pagina bianca compaiono il titolo del numero, il numero di copia (la tiratura è limitata a 2000 esemplari) e l’anno di pubblicazione. Seguono, con passo lento, le parole dell’editore Paul Olivennes e del curatore Hans Ulrich Obrist. Quello che resta addosso, nei loro testi, è un invito semplice e insieme esigente: guardare le opere qui raccolte come strumenti per leggere e costruire il futuro. Non perché “valgano” più di altre, ma per la visione che portano con sé e per il fatto stesso di essere state scelte, trattenute, conservate. Il futuro, come la memoria, si compone di frammenti che siamo chiamati a raccogliere e trattare con cura: paure, fantasie, speranze. In questo senso l’archivio diventa anche una forma di resistenza, un modo per non lasciare che contingenze, automatismi e fretta decidano al posto nostro ciò che verrà.

Il suggerimento di lettura è quello che si potrebbe dare a qualsiasi rivista, ma qui acquista un peso specifico: non muovetevi inseguendo una gerarchia dei contenuti. Lasciate che sia lo scorrere libero tra le pagine a fermarvi, e a farvi incontrare l’immagine che risuona di più nel vostro presente e, forse, anche nel vostro futuro. Le opere sono disposte in modo orizzontale, quasi a comporre una cartina: ognuna apre una finestra su come l'artist* vede il mondo, e se stesso. Al lettore resta la libertà di seguire il proprio percorso, senza prendere ciò che incontra come definitivo o risolutivo, ma appunto come uno strumento per iscrivere il presente in una memoria che si sta facendo e per inventare forme di futuro ancora non immaginate. Attraverso immagine, testo, suono, odore e tatto, Magma tenta un’esperienza editoriale totale e continua a tessere corrispondenze tra opere, epoche, discipline, tra i vivi e i morti.

In questo numero trovate contributi di Merry Alpern, Elizabeth Peyton, Charles Ray, Pol Taburet, Jonas Mekas, Yoko Ono & John Lennon, Precious Okoyomon, Francis Ponge, Jean Siméon Chardin, Michelangelo Pistoletto, Théo Casciani, Jonathan Glazer, Jill Mulleady, Mike Kelley, Lautréamont, Jean-Luc Godard, Stephan Crasneanscki, Patti Smith, Stanislava Kovalčiková, Henri Michaux, Jos De Gruyter & Harald Thys, Michel Journiac, Sissel Tolaas.
